Mia madre è maschilista.
Non per sua volontà, ma per cultura; dove per cultura si intende l'insieme di regole condivise che definiscono cosa è permesso fare, cosa è bello fare e cosa non s'ha da fare.
Il suo avvicinamento alla cultura femminista contemporanea è un laboratorio di psicologia interessante: gli imprinting pregressi si mescolano con sogni di libertà e speranze di emancipazione, in una visione fiabesca che vede la lotta di uomini contro donne come del bene contro il male, o quasi.

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Mi manda questo articolo: rep.repubblica.it/pwa/generale
Mi rifiuto di leggerlo, di solito mi propone storielle sempre uguali a se stesse; per un certo verso mi ritengo anche offeso, in quanto lei ritiene che io abbia bisogno di tali letture, ignorando che già sono una persona particolarmente sensibile al tema e che faccio parte di una generazione in cui la divisione tra i sessi si è fatta più sottile; l'invito a leggere significa che mi ritiene un maschio malvagio? Non è questo comunque il punto

Raggiungendola di persona (il link era mandato per messaggio) le chiedo di riassumermi la cosa, in quanto di solito se qualcuno ti consiglia una lettura è per l'interpretazione personale che ne ha tratto, e quello a me interessava scoprire. Lo fa parzialmente, parla di carico mentale delle donne ma in maniera vaga, le chiedo esempi ma deve uscire.
Vado a leggere l'articolo: nihil sub sole novum.
Sono dieci anni che le dico le esatte, stesse cose; eppure il contenuto che arriva è solo parziale.

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C'è un filtro, una paura che nell'articolo è chiarita meglio di quanto non potessi comprendere da solo.
Usualmente lei si lamentava del carico di gestione della casa, che pesava tutto su di lei. Propongo di collaborare, di dividerci i compiti, un giorno uno, un giorno l'altro. Le premesse sono buone, ma tutto si sfascia in poco tempo per un semplice motivo: me la trovo sempre tra i piedi; sia che faccia i piatti, sia che stenda i panni, quel tempo riguadagnato non se lo gode.

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Non approfitta del tempo libero per buttarsi sul letto e riposare, mettersi al sole sulla sdraio, no. Mi sta appresso e controlla. Se passano 10 minuti oltre l'orario in cui di solito si butta la spazzatura ti viene a chiamare. Non si fida? Oppure il suo ruolo appartiene a quelle azioni quotidiane. Oppure mi considera come mio padre, una persona che non sa dove sono le sue mutande?
È snervante essere trattati così, visti attraverso il filtro di un altra generazione.

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La invito a scendermi da dosso, a godersi la sua nuova vita da donna libera (io direi persona libera, ma lei vuole essere "orgogliosamente donna"), a guardarsi un film, a leggere qualcosa di serio sul femminismo per accorgersi che non ha capito niente, a fare zoomba che ne so. Niente, il giorno dopo reset e come prima. Mi rompo il cazzo, la mando a fanculo e che torni a fare la donna di casa come desidera. Preferisco guardare Vsauce piuttosto che fare i piatti stressato.

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Il suo invito a leggere quell'articolo aveva le intenzioni della conversione cristiana, ma ai miei occhi è una chiamata d'aiuto di chi non ha la forza per mettere in discussione tutti i modi di fare con cui è cresciuto. E non lo biasimo, è difficile a farsi per chiunque. Non posso riuscirci da solo, né lei da sola, ma posso darle una mano a togliere alcune piastre dell'armatura chiamata "ruolo sociale" che non riesce a staccarsi da dosso. Forse prima o poi potrebbe tornare homo ludens anche lei.

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